Nel 1864 l’ingegnere Stephen Morse ha concettualizzato il fenomeno secondo cui due componenti metalliche coniche, maschio e femmina, quando entrano a stretto contatto si fissano l’una nell’altra, in un processo di “saldatura a freddo”. Affinché le parti si uniscano creando l’effetto Morse, è necessario che l’inclinazione delle componenti coniche non superi i 5° complessivi. 

Negli anni questo meccanismo è stato ampiamente sfruttato in ambito meccanico e industriale (torni, frese…) e in ambito protesico (ortopedico e medicale) nella creazione e utilizzo di componenti modulari che richiedevano una certa stabilità strutturale.

L’implantologia, una branca relativamente recente della medicina e nello specifico dell’odontoiatria, sfrutta le componenti meccaniche di precisione per la stabilizzazione delle ricostruzioni dentali. Per decenni sono stati usati diversi impianti con connessione esterna, coerentemente con gli strumenti disponibili all’epoca e con lo stato delle conoscenze. L’avanzamento delle tecnologie ha portato in seguito all’adozione della connessione interna esagonale ed in seguito all’evoluzione tramite l’aggiunta della connessione conica e quella Cono Morse, che oggi vengono usate sempre più spesso con successo per la realizzazione di impianti dentali, sia in caso di edentulia completa che singola.

Sfruttando l’alto livello di stabilità concesso dalla connessione Morse, è stato possibile rispondere efficacemente alle necessità dei chirurghi implantologi; tra queste, quella di conservare al meglio i tessuti duri peri-implantari, affinché supportino adeguatamente i tessuti molli e la loro guarigione ottimale.
Inoltre, test clinici ed in vitro dimostrano che attualmente la connessione interna Morse è la più efficace tra le soluzioni implantologiche di successo durature nel tempo:

(1) “Gli impianti con una connessione di tipo Morse mostrano livelli minori di infiltrazione rispetto a quelli con una connessione esterna, indipendentemente dalla forza torque di avvitamento applicato. Questi impianti svilupperebbero quindi con meno probabilità un’infiammazione periodontale, dovuta all’accumulazione batterica nell’interfaccia impianto/moncone.”

In sintesi: implant-abutment gap

  • la “saldatura a freddo” tra moncone e impianto crea una chiusura ermetica per attrito che virtualmente elimina i micro-spazi di solito presenti tra le due componenti meccaniche, impedendo di fatto la diffusione batterica nella zona circostante l’ampiezza biologica e quindi riducendo al minimo la probabilità di insorgenza di pericolose infiammazioni.
  • La grande stabilità meccanica raggiunta evita il presentarsi di micro-movimenti dannosi nella sede implantare.
  • La struttura protesica sostenuta da questa connessione può sopportare maggiori carichi masticatori. 

conical hexagonal B&B connectionLa connessione conica implantologia CONEXA di B&B Dental presenta oltre alla connessione conica anche un indice esagonale che permette un inserimento più preciso dell’impianto nella sua sede, con meno traumi per i tessuti circostanti facilitando il riposizionamento delle componenti protesiche inclinate.

Queste caratteristiche specifiche promuovono un’accresciuta osteointegrazione, un elevato grado di rigenerazione dell’osso e dei volumi e una gengiva sana e compatta dopo la guarigione. In questi casi le complicazioni post-chirurgiche immediate e negli anni successivi all’intervento sono drasticamente ridotte, evitando di dover sottoporre il paziente a fastidiosi interventi di ricostruzione o riparazione.

La produzione B&B Dental è completamente italiana, monconi e impianti vengono realizzati in modo complementare nello stesso stabilimento, garantendo l’assoluta compatibilità dei componenti e il loro alto livello qualitativo.

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 1 Larrucea Verdugo C, Jaramillo Nu´ n˜ ez G, Acevedo Avila A, Larrucea San Martı´n C. Microleakage of the prosthetic abutment/implant interface with internal and external connection. In vitro study. Clin. Oral Impl. Res. 25, 2014, 1078–1083 doi: 10.1111/clr.12217

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